Ho recentemente partecipato ad una interessantissima serata sui vini rari piemontesi, tenutasi presso la sede ONAV di Asti e condotta da Giancarlo Sattanino, enologo di lungo corso e già delegato ONAV di Asti, coadiuvato da tre produttori dei vini presentati.

I Produttori presenti erano: Enrico Druetto, Fabrizio Iuli e Maurizio della Cascina Val Liberata. I due vini presentati erano il BARATUCIAT e la SLARINA, ambedue presentati con tre diversi campioni.

In introduzione ci è stato spiegato come queste uve fossero andate perse durante il periodo dell’invasione fillosserica e siano state recuperate solo recentemente grazie all’impegno di alcuni piccoli ed appassionati produttori che non si arrendono davanti alle difficoltà.

Di quali difficoltà si tratti ci è apparso ben chiaro quando Enrico Druetto ci ha mostrato una fotografia di grappoli raccolti dalla stessa pianta di Baratuciat in cui alcuni erano ben maturi con il loro bel colore dorato ed altri erano invece ancora quasi verdi. Con simili disparità di maturazione appare evidente come sia un’uva difficile da trattare.

La maturazione, ci ha spiegato sempre Druetto, influisce in modo determinante anche sui profumi del vino; infatti se si raccoglie a maturazione precoce, i terpeni caratterizzeranno i profumi con prevalenza floreale e fruttata, se invece si raccoglie a maturazione completa o tardiva si avranno profumi totalmente differenti con dominante di idrocarburo. Di questa incredibile particolarità avremo dimostrazione durante la degustazione.

Parlando invece di Slarina, confesso che era la prima volta che la sentivo nominare. Ci viene spiegato come si tratti di un vino con buona presenza tannica e che può rivelare aromi speziati e chinati.

I campioni presentati sono stati i seguenti:

 

  • Baratuciat di Giuliano Bosio 2018: giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso frutti bianchi come pesca bianca, fresco vivo, sul palato buon corpo, corrispondente all’olfatto con frutti bianchi ed aggiunta di frutti secchi e finale lungo con leggera nota amarognola. Si distingue per ottimo equilibrio ed eleganza. Giuliano Bosio è stato il primo a credere nel Baratuciat e ci spiace non abbia potuto intervenire alla serata.

 

  • Baratuciat al 50% con il Gro Blanc che pare sia parente del Priè Blanc di Morgex 2017. Questo viene da Chiomonte:paglierino con riflessi verdolini,con buona acidità ma non molto intenso.

 

  • Baratuciat 2017 di Enrico Druetto ottenuto con batonage in Barrique mentre la prossima annata sarà in tonneau. Vendemmiato a completa maturazione presenta intensa dominante di idrocarburo con evidente sentore di noce mentre i frutti freschi sono in secondo piano.Intensa l’acidità, che ci lascia prevedere un miglioramento con qualche anno di affinamento, e complessivo buon corpo. Il produttore consiglia l’abbinamento con piatti grassi ed, in particolare, con il baccalà mantecato. Confrontando questi campioni di Bartatuciat è apparso evidente come la differente maturazione abbia influito sui profumi e ci lascia immaginare quanto debba ancora essere studiato questo vitigno che, giova ricordare, non ha alcuna parentela con altri vitigni europei ma potrebbe tracciare una nuova strada affiancando vitigni già affermati come il Timorasso o addirittura il Riesling. Daltronde va detto che è da pochi anni che è stato riscoperto.

 

  • Slarina di Fabrizio Iuli: impatto al naso con nota aromatica di fragoline di bosco mentre i frutti rossi e neri come mora e ciliegia matura rimangono in sottofondo. Buona l’acidità che sorregge un corpo snello con tannini presenti e lunghi ma non invadenti. Finale con nota di mandorla amara. Ci viene suggerito l’abbinamento con piatti grassi e carni bianche.

 

  • Slarina della cascina Val Liberata: dominante di frutti rossi con tannini in evidenza ma non invadenti.

 

  • Slarina di Enrico Druetto, ottenuta con batonage: sono evidenti i profumi di spezie fra cui si distingue in particolare la china. Corpo con tannino importante ma piacevole. Anche la Slarina ci da la sensazione di avere grandi potenzialità ma,naturalmente, di dover ancora essere sperimentata. Concludendo abbiamo avuto la sensazione di avere in Piemonte vini sconosciuti ma dalle grandi potenzialità che, con l’ausilio dell’Università, che, va detto, non è mai mancato, potranno sviluppare le loro peculiarità fornendo nuovi stimoli all’economia vinicola regionale